Le pitture schermanti sono rivestimenti a base di carbonio conduttivo che riducono l’intensità dei campi elettromagnetici all’interno di un ambiente. Esistono, funzionano secondo principi fisici noti e hanno limiti precisi che vale la pena conoscere prima di prendere in considerazione un intervento del genere. Vediamo come lavorano e che cosa serve perché funzionino davvero.
Il principio fisico: una gabbia di Faraday parziale
Una pittura schermante contiene grafite o nerofumo in concentrazione elevata, che rende il film elettricamente conduttivo. Una superficie conduttiva continua riflette e in parte assorbe le onde elettromagnetiche che la incontrano: è lo stesso principio della gabbia di Faraday, applicato a una parete anziché a una struttura metallica chiusa.
L’efficacia si misura in decibel di attenuazione a una data frequenza. I valori dichiarati dai produttori si collocano tipicamente fra i venti e i quaranta decibel nelle frequenze di interesse per la telefonia mobile, che corrispondono a una riduzione della densità di potenza rispettivamente di cento e diecimila volte. Sono però valori di laboratorio, ottenuti su campioni ideali: in opera l’attenuazione reale è sistematicamente inferiore.
La messa a terra non è un accessorio
È il punto ignorato più spesso. Per i campi elettrici a bassa frequenza, quelli generati da cavi, impianti e apparecchi domestici, il rivestimento conduttivo funziona solo se collegato correttamente alla terra dell’impianto elettrico. Senza collegamento a terra il film può comportarsi come una superficie carica e in alcune configurazioni peggiorare la situazione anziché migliorarla.
Il collegamento si realizza con nastri o bandelle conduttive posate a contatto con lo strato di pittura e cablate al nodo di terra da un elettricista abilitato. Non è un lavoro da fai da te: la verifica di continuità e la corretta esecuzione del collegamento rientrano nelle competenze di chi certifica l’impianto. Chi sta rivedendo la distribuzione elettrica di casa trova un inquadramento generale nella sezione dedicata all’impiantistica elettrica.
Che cosa questi rivestimenti possono e non possono fare
| Situazione | Effetto atteso |
|---|---|
| Campi elettrici a bassa frequenza da cablaggi interni | Riduzione significativa, ma solo con messa a terra eseguita a regola d’arte |
| Alte frequenze da sorgenti esterne | Attenuazione parziale, condizionata dalla continuità della superficie trattata |
| Sorgenti collocate dentro la stanza schermata | Nessun beneficio, anzi possibile riflessione del segnale verso l’interno |
| Finestre e porte non trattate | Punto debole che riduce drasticamente la schermatura complessiva |
| Campi magnetici a bassa frequenza | Nessuna efficacia: servono materiali ferromagnetici, non conduttivi |
L’ultima riga merita attenzione. Le pitture conduttive non schermano i campi magnetici a bassissima frequenza, quelli associati per esempio alle linee elettriche. Chi le acquista aspettandosi quel risultato resta deluso.
L’effetto collaterale più evidente
Una stanza schermata in modo efficace è una stanza in cui il segnale del telefono cellulare e del Wi-Fi non entra. Se il router si trova fuori dal volume trattato, la connessione all’interno diventa problematica. Se invece si trova dentro, il segnale viene riflesso dalle pareti e la sua intensità nella stanza può risultare superiore a prima del trattamento. La progettazione va fatta a monte, decidendo dove stanno le sorgenti e che cosa si vuole ottenere.
Il quadro sanitario: prudenza e onestà
Sul rapporto fra esposizione ai campi elettromagnetici a bassa intensità e salute il dibattito scientifico resta aperto e le posizioni degli organismi internazionali sono caute. Va detto con chiarezza: nessun rivestimento può essere presentato come rimedio terapeutico o come soluzione a sintomi attribuiti all’esposizione. Ciò che una pittura schermante fa è misurabile ed è una cosa sola, ridurre l’intensità di campo in un volume delimitato. Chi promette di più sta vendendo un’aspettativa, non un dato.
Un approccio ragionevole prevede sempre una misura strumentale prima e dopo l’intervento, eseguita da un tecnico competente in materia di campi elettromagnetici. Senza misura non si sa da dove si parte e non si può verificare se si è ottenuto qualcosa.
Applicazione e finitura
Il supporto deve essere assorbente, compatto e privo di polvere. Il prodotto si applica in genere in due mani a rullo, rispettando il consumo indicato nella scheda tecnica, più alto di quello di una pittura comune. Il film risultante è nero o grigio scuro e va sempre ricoperto con una finitura, tipicamente una pittura minerale traspirante o una tinta a base di leganti vegetali, che restituisce il colore desiderato senza compromettere la conduttività dello strato sottostante.
Fra i produttori europei di finiture naturali, la tedesca Auro è una di quelle che hanno inserito in catalogo un rivestimento schermante di questo tipo. La scelta della finitura sovrastante segue comunque le stesse logiche di qualsiasi altra parete interna, traspirabilità compatibile con il supporto ed emissioni basse, criteri sviluppati nella sezione sulle finiture d’interni naturali.
Prima di spendere, valutare le alternative
In molti casi la riduzione dell’esposizione si ottiene con interventi più semplici e meno costosi: allontanare il router dalla camera da letto, spegnerlo di notte, usare cavi schermati nell’impianto, evitare prese multiple e alimentatori a ridosso del letto, preferire le connessioni cablate. Solo quando queste misure sono state adottate e la misura strumentale mostra ancora valori elevati provenienti dall’esterno ha senso considerare una schermatura strutturale, che resta un intervento tecnico da progettare con criterio insieme al resto dell’involucro, come si fa per qualsiasi lavoro nel costruire green.

Lascia un commento