Come pulire il parquet senza rovinare la finitura

Come pulire il parquet senza rovinare la finitura

La maggior parte dei danni ai pavimenti in legno non nasce dall’usura ma dalla pulizia sbagliata: troppa acqua, detergenti alcalini, vapore. Prima di scegliere un prodotto occorre sapere con che tipo di finitura si ha a che fare, perché un parquet verniciato e uno oliato si comportano in modo opposto. Vediamo come riconoscerli e come impostare una manutenzione che li faccia durare decenni.

Primo passo: capire com’è finito il legno

Esiste una prova rapida, il cosiddetto test della goccia. Si lascia cadere una goccia d’acqua in un punto poco visibile e si osserva. Se resta in superficie perlata per qualche minuto, la finitura è una vernice filmogena. Se si assorbe lentamente lasciando una macchia più scura che sparisce asciugandosi, il pavimento è oliato. Se si assorbe e resta un alone opaco, è probabile una cera.

FinituraComportamentoManutenzione periodica
Verniciatafilm protettivo sopra il legnonessuna, fino alla riverniciatura
Oliatal’olio penetra nelle fibreravvivante ogni 6-12 mesi sulle zone di passaggio
Ceratastrato tenero in superficieripasso di cera 2-3 volte l’anno

La routine settimanale

Il novanta per cento del lavoro consiste nel togliere la polvere e la sabbia. Sono i granuli minerali portati dalle scarpe a produrre i micrograffi che nel tempo opacizzano il pavimento, non i passaggi in sé. Aspirapolvere con spazzola parquet o scopa a frange di cotone, due o tre volte a settimana, valgono più di qualsiasi prodotto. Chi ha un robot aspirapolvere deve verificare che le ruote non trascinino detriti: capita spesso che siano proprio loro a lasciare righe circolari sulle vernici opache.

Il lavaggio umido si fa al massimo una volta a settimana, con un panno strizzato fino a non gocciolare. La dose corretta di detergente neutro è dell’ordine di un tappo per cinque litri d’acqua: molto meno di quanto si è portati a usare. Si procede per zone piccole, sempre nel senso delle doghe, e si asciuga subito se il legno resta umido più di un minuto.

Le macchie, caso per caso

  • Grasso e unto: tamponare con carta assorbente, poi panno appena umido con qualche goccia di sapone liquido vegetale.
  • Vino, caffè, tè: intervenire subito; su parquet oliato può servire una carteggiatura localissima a grana fine e un ritocco d’olio.
  • Inchiostro: alcol denaturato su un batuffolo, con tocchi brevi e solo su finitura verniciata.
  • Segni di gomma: gomma da cancellare bianca, senza solventi.
  • Aloni bianchi da umidità su cera: leggera passata di cera nuova e lucidatura con panno di lana.

Cosa non fare mai

Il pulitore a vapore è l’errore più costoso: la combinazione di calore e umidità apre le giunzioni, solleva i bordi delle doghe e può far cedere la colla di posa. Vanno esclusi anche l’ammoniaca e i detergenti fortemente alcalini, che ingialliscono le vernici, e i prodotti “lucidanti” siliconici, che formano una patina impossibile da rimuovere prima di una futura riverniciatura. Sull’oliato, infine, i detergenti sgrassanti tolgono proprio l’olio che protegge il legno.

Prevenire vale più che pulire

  • Zerbino esterno e interno all’ingresso: trattiene la maggior parte della sabbia.
  • Feltrini sotto sedie e mobili, da sostituire quando si incrostano.
  • Umidità relativa mantenuta indicativamente fra il 40 e il 60 per cento: sotto il 35 per cento il legno si ritira e si aprono le fughe, sopra il 65 si gonfia.
  • Tende o schermature sulle esposizioni a sud, perché l’irraggiamento diretto schiarisce o scurisce le essenze in modo disomogeneo.

Quando serve un intervento più profondo

Un parquet verniciato in buono stato di planarità si può rigenerare per due o tre volte nel corso della vita, a seconda dello spessore dello strato nobile: sotto i due millimetri e mezzo la levigatura diventa rischiosa. I pavimenti oliati, invece, si ravvivano localmente senza smontare nulla, ed è uno dei loro vantaggi pratici più concreti. Se la scelta del pavimento è ancora aperta, la panoramica sui pavimenti in legno aiuta a capire quale struttura conviene, mentre la sezione dedicata ai pavimenti e parquet mette a confronto le diverse famiglie di materiali, sughero compreso.

Un’ultima nota sui prodotti: le finiture e i detergenti devono appartenere alla stessa famiglia chimica del trattamento esistente. Passare da un sistema a olio a uno a base acquosa senza rimuovere il precedente porta quasi sempre a distacchi o macchie. Sulle logiche dei prodotti a base vegetale e minerale abbiamo raccolto qualche criterio nella sezione sulle finiture d’interni naturali.

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