Calce viva e calce naturale, il legante che respira

La calce è il legante storico dell’edilizia mediterranea ed è tornata centrale in bioedilizia per una ragione tecnica prima che ideologica: resta permeabile al vapore e si comporta bene sulle murature antiche. In questa guida vediamo la differenza tra calce viva, grassello e calce idraulica naturale, dove si usa ciascuna, con quali dosaggi indicativi e quali sono i limiti da conoscere prima di ordinare i sacchi.

Grassello di calce stagionato in vasca, pasta cremosa e cazzuola

Calce viva, calce spenta, calce idraulica: le differenze

Calce viva è l’ossido di calcio (CaO) che si ottiene cuocendo il calcare a circa 900 °C. È un prodotto intermedio, non si usa tal quale in cantiere: va spento con acqua, reazione fortemente esotermica che produce idrossido di calcio.

Calce aerea spenta si trova come grassello (pasta stagionata in vasca, tradizionalmente per mesi o anni) o come idrato in polvere. Classificata CL 90, CL 80 o CL 70 secondo la UNI EN 459-1, indurisce per carbonatazione, cioè riassorbendo anidride carbonica dall’aria: un processo lento, che procede dall’esterno verso l’interno di pochi millimetri al mese.

Calce idraulica naturale (NHL) deriva da calcari marnosi che contengono naturalmente argilla e silice. Fa presa anche in presenza di acqua e sviluppa resistenze meccaniche superiori. Le classi previste dalla norma sono NHL 2, NHL 3,5 e NHL 5, dove il numero indica la resistenza a compressione minima a 28 giorni in N/mm².

TipoSiglaPresaResistenza a 28 ggImpiego tipico
Calce aereaCL 90Carbonatazione, lentaMolto bassaFiniture, stucchi, tinte, affreschi
Calce idraulica naturale deboleNHL 2Idraulica, lenta≥ 2 N/mm²Intonaci interni, murature deboli, restauro
Calce idraulica naturale mediaNHL 3,5Idraulica, media≥ 3,5 N/mm²Intonaci esterni, malte di allettamento
Calce idraulica naturale forteNHL 5Idraulica, rapida≥ 5 N/mm²Zoccolature, ambienti umidi, opere esposte
Classificazione secondo UNI EN 459-1. La sigla NHL indica calce naturale: le sigle HL e FL ammettono aggiunte.

Un dettaglio commerciale che vale la pena verificare: solo la sigla NHL identifica una calce idraulica naturale pura. Le sigle HL (calce idraulica) e FL (calce formulata) ammettono l’aggiunta di clinker di cemento e altri componenti fino a percentuali rilevanti, con un comportamento più rigido e meno traspirante.

Dove si usa: intonaci, malte, finiture

Intonaci

Il ciclo classico prevede tre strati: rinzaffo (o sprizzo) di aggrappaggio, arriccio di corpo con spessore 10-20 mm e finitura o velo. I dosaggi indicativi vanno da 1 parte di legante ogni 2,5-3 parti di sabbia per il rinzaffo, a 1:3 o 1:3,5 per il corpo. La regola aurea è che ogni strato sia leggermente meno resistente del supporto su cui poggia, mai il contrario.

Malte di allettamento e ristilature

Su muratura in pietra o in laterizio pieno la malta deve essere il punto debole del sistema: si sacrifica la malta, non il concio. Per questo nel restauro si scende spesso su NHL 2 o NHL 3,5, eventualmente addizionate con pozzolana o cocciopesto per migliorare l’idraulicità senza ricorrere al cemento.

Finiture e tinteggiature

Il grassello serve per marmorini, stucchi lucidi e latte di calce. Le pitture a calce sono altamente alcaline (pH intorno a 12-13), il che le rende naturalmente ostili alla proliferazione di muffe senza bisogno di biocidi. Le stesse logiche di traspirabilità valgono per gli altri sistemi trattati nella sezione finiture d’interni naturali.

Posa di intonaco di calce a piu strati su una muratura in pietra

Vantaggi tecnici

  • Permeabilità al vapore elevata: il coefficiente di resistenza µ di un intonaco di calce si colloca indicativamente tra 6 e 12, contro valori spesso doppi o tripli per gli intonaci cementizi.
  • Elasticità e capacità di assorbire i movimenti del supporto, con minore tendenza alla fessurazione da rigidezza.
  • Compatibilità con le murature storiche, che non tollerano leganti rigidi e ricchi di sali solubili.
  • Resistenza naturale alle muffe per alcalinità, utile in ambienti soggetti a condensa superficiale.
  • Minore energia di produzione rispetto al cemento Portland e riassorbimento parziale di CO2 durante la carbonatazione.

Limiti e quando non conviene

  • Tempi lunghi. La calce aerea carbonata di pochi millimetri al mese: su spessori importanti si parla di mesi per il completamento del processo. Chi ha un cantiere con scadenze rigide deve saperlo in anticipo.
  • Resistenze meccaniche limitate. Per elementi strutturali, solette armate, fondazioni e getti la calce non è un’alternativa al cemento.
  • Sensibilità alle condizioni di posa. Sotto i 5 °C la presa si blocca, con sole diretto o vento la superficie si essicca prima di far presa e si fessura. Serve bagnatura e protezione.
  • Pericolosità della calce viva. Lo spegnimento sviluppa calore e schizzi fortemente caustici: occhiali, guanti e maschera non sono opzionali. Per la maggior parte dei cantieri conviene acquistare grassello già stagionato o idrato in polvere.
  • Costo. Un intonaco in calce naturale costa in genere più di un premiscelato cementizio, sia per il materiale sia per la manodopera.

Domande frequenti

Posso applicare intonaco di calce sopra un vecchio intonaco cementizio?

Tecnicamente si aderisce, ma il vantaggio si perde: lo strato cementizio sottostante resta poco permeabile e blocca l’asciugatura verso l’interno. Se l’obiettivo è risolvere un problema di umidità, il vecchio intonaco va rimosso fino al vivo della muratura.

Quanta calce serve al metro quadro?

Per un intonaco di corpo a base calce il consumo indicativo è di 13-16 kg/m² per ogni centimetro di spessore, a seconda della granulometria dell’inerte e della rugosità del supporto. Su muratura in pietra irregolare i consumi reali possono superare del 30-50% quelli teorici.

La calce idraulica naturale va bene in bagno o in cucina?

Sì, ed è anzi una delle sue applicazioni migliori, perché gestisce bene i picchi di umidità. Nelle zone di diretto contatto con l’acqua, come il piatto doccia, serve comunque un sistema impermeabilizzante dedicato o una finitura idonea, tipicamente un marmorino o un tadelakt eseguito a regola d’arte.

Calce e sottofondi: si possono abbinare?

Sì. Le malte di calce si sposano bene con soluzioni a bassa umidità residua come i sottofondi a secco, e sono la scelta naturale anche in accostamento agli intonaci in terra cruda o alle murature in laterizio porizzato. Il quadro d’insieme è nella guida generale al costruire green.